Bel_Palmyra_cover

La recente notizia della distruzione del Tempio di Bel a Palmyra per opera dell’Isis ha fatto il giro del mondo suscitando una effimera emozione. Tutto ciò che la documenta è l’immagine terribile presa da un satellite europeo, che sta a futura memoria sulla copertina di questo “omaggio” che due grandi semiologi, Manar Hammad e Paolo Fabbri, in collaborazione con i loro rispettivi editori, hanno fatto a un patrimonio della civiltà distrutto dalla inciviltà della guerra.

La straordinaria ricchezza fotografica fortunatamente raccolta da Manar Hammad nel corso di decenni, documenta per la posterità le ragioni di una speranza chiamata cultura.
Proprio per la eccezionalità di questa documentazione fotografica unica al mondo l’editore Guaraldi ha deciso di realizzare questo testo bilingue in coedizione con il collega francese Geuthner e di diffonderlo in Italia esclusivamente in max 100 copie personalizzate, stampate on-demand una ad una, con il nome del commitente in quarta di copertina, a soli 39 euro.

À Palmyre, le sanctuaire de Bel n’est plus. Nous ne pourrons plus jouir des jeux de la lumière sur sa belle pierre patinée, ni admirer la qualité de la taille ou la précision des assemblages. Il ne reste que nos souvenirs, si nous avons eu la chance de passer un moment à Palmyre, ou les images des mémoires externes.
Ce livre réunit plus de cent cinquante photo-graphies d’un lieu qui accueillit, huit siècles durant, le culte musulman après les cultes chrétien et païen. Des cartes et des dessins d’architecture servent de référence à ces photographies qui conservent une part de l’information relative à la forme des lieux.
L’analyse de la morphologie et des rites tente de reconstituer le sens que pouvait avoir cet édifice pour ceux qui l’ont conçu, construit et transformé dans une ville implantée aux marges de la steppe. En espérant que cette réunion de l’Expression et du Contenu restitue une part du Sens des lieux et de l’architecture.

Manar Hammad

In tempo di guerra la Storia non fa troppe storie e lascia molte scorie. Il Califfato pan-islamico salafita e jihdaista ha investito Palmira ed ha lasciato un segno rovinoso sui monumenti della città, tra i meglio preservati, con Efeso e Pompei, dell’antichità greco-romana. Le immagini ricorsive di distruzioni urbane e di esecuzioni capitali hanno invaso la mediasfera e si sono aggiunte all’agenda dei nostri spaventi. Dissipato il fumo delle esplosioni che hanno parzialmente distrutto i templi di Baalshamin e quello di Bel, non si è dissolta la caligine di una guerra politica e confessionale la cui prima vittima è la verità. Nonostante l’overdose spettacolare di crolli e di truculente uccisioni, non è facile orientarsi nei cantieri del senso tra  omissioni politiche ed eufemismi religiosamente corretti. Con gli occhi velati dal lutto culturale (un “crimine intollerabile contro la civiltà”, I. Bokova, Unesco) è arduo vagliare le affermazioni dogmatiche, le intimidazioni tattiche,  le citazioni e le provocazioni.

Paolo Fabbri

Manar Hammad
Bel/Palmyra Hommage
Guaraldi
Rimini
2016

Manar Hammad, Bel/Palmyra Hommage, Guaraldi, 2016
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